Venerdì, 07 Luglio 2017 14:53

Bosa

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Bosa ha origini molto antiche. Leggenda vuole che questa città dell’oristanese fu fondata da Calmedia (non è che chiaro se fosse figlia o moglie del mitologico re Sardus Pater), rimasta affascinata dalla valle del Temo.
Come ci raccontano i numerosi resti archeologici giunti fino a noi (in particolar modo, le grotticelle funerarie e le domus de janas) il territorio di Bosa risultava già abitato in epoca preistorica e protostorica. Pressoché nulle, ad eccezione di due nuraghi siti nei pressi di Monte Furru e di S'Abba Druche, invece le testimonianze riconducibili all'Età del Bronzo e alla civiltà nuragica.

Frammentarie sono anche le notizie relative allo stanziamento fenicio-punico, nella vallata di Messerchimbe.
In età Romana, quasi certamente durante la prima età imperiale, Bosa (che con ogni probabilità sorgeva sulla strada di Tibula Sulcos, presso l’attuale chiesa di San Pietro) divenne un municipio dotato di un proprio ordine di decurioni e di un collegio di quattuorviri (anche qui con poteri giurisdizionali e funzioni di polizia).  Grazie alla presenza del porto di Terridi (protetto dal maestrale dal monte di Sa Sea), il centro romano conobbe sviluppo e prosperità.

Bosa Lungomare

Durante tutto il Medioevo, Bosa, subì le incursioni degli Arabi; tuttavia i continui attacchi non scalfirono la sua importanza: capoluogo della Curatoria di Planargia (Giudicato di Logudoro) fu anche sede vescovile e, prima dell’Anno Mille, vide il completamento della cattedrale dedicata a San Pietro. Nel 1112, (anche se recentemente questa data è stata messa in discussione) sul colle di Serravalle, venne edificato il castello dei Malaspina. Gradualmente, la popolazione iniziò a spostarsi ai piedi del maniero (andando a creare quello che noi conosciamo come il quartiere medievale di Sa Costa) e nel corso dei secoli il nucleo urbano della Calameda scomparì. 

I Malaspina, nel 1308, decisero di vendere agli arborensi i loro diritti sulla planargia compreso il castello (che, tra l’altro, era stato ampliato per timore degli Aragonesi). A seguito dell'alleanza tra gli Arborea e gli Aragona, però il castello finì in possesso dello spagnolo Pietro Ortis (con il benestare di entrambe le fazioni). Nel 1328 Bosa entrò a far parte delle terre extra iudicatum dell'Arborea e, qualche decennio più tardi, “l’alleanza” arborense-aragonese s’inclinò e Bosa passò prima sotto il controllo dei giudici d'Arborea ,Ugone III, ed Eleonora e poi, dal primo decennio del 1400, sotto il controllo della Corona d'Aragona.

Il castellano di Bosa, Giovanni di Villamarí, nel 1468, ottenne in feudo perpetuo la città e presto, Bosa, in virtù dei sempre maggiori privilegi commerciali, divenne ricca e prospera, tanto che il 30 settembre 1499  venne nominata città imperiale da Ferdinando il Cattolico. Il declino iniziò però nel 1528 quando la foce del Temo venne ostruita (e con essa il porto) per evitare lo sbarco dei francesi comandati da Andrea Doria.
La seconda metà del Cinquecento fu caratterizzata da grandi cambiamenti, anche culturali. I cappuccini arrivarono durante il regno di Filippo III di Spagna (1598-1621) e fondarono diverse confraternite e gremi. I primi anni del Seicento, però, furono funestati da epidemie di peste e violenti incendi, e non stupisce che durante il regno di Carlo II di Spagna il feudo della Planargia era ormai spopolato e poverissimo.

Le cose migliorarono nel corso del Settecento, quando Bosa, passata prima agli Asburgo d'Austria  e poi ai Savoia con il resto della Sardegna, recuperò via via una certa importanza. Il 4 maggio 1807, per un decreto del re Vittorio Emanuele I, Bosa divenne capoluogo di provincia, anche se nel 1848, in seguito all'abolizione delle province, fu inclusa nella divisione amministrativa di Nuoro (quando, una decina di anni più tardi, le province furono ripristinate Bosa entrò a far parte della Provincia di Sassari fino al 1927, anno in  cui passò alla Provincia di Nuoro).

Nel corso dell’Ottocento la città conobbe un notevole, ma lento incremento demografico, sviluppò diverse attività artigianali (in particolare la concia delle pelli) e ammodernò le vecchie infrastrutture (creando, tra l’altro, un acquedotto e una buona rete fognaria). L’evoluzione, seppure in termini più modesti, continuò anche nel Novecento.
Oggi, Bosa, passata nel 2005 alla provincia di Oristano, è un importante centro turistico.

TERRITORIO
Bosa si sviluppa nella costa occidentale del centro-nord della Sardegna, in una splendida vallata inserita nel contesto geografico dell'altopiano della Planargia. Il suo territorio, con una superficie di 128,02 km², ospita circa 8.000 abitanti.
A est della cittadina troviamo il Marghine e la Campeda, a ovest il Mar di Sardegna, a sud la catena del Montiferru e a nord la dorsale dei rilievi di Sa Pittada (788 m s.l.m.) e del monte Mannu (la vetta più elevata del territorio con i suoi 802 m s.l.m.). Bosa è attraversata dal fiume Temo, l'unico corso d’acqua navigabile della Sardegna.

Castello Malaspina a Bosa

Il territorio di Bosa, dal punto di vista geologico, risulta alquanto eterogeneo: tante le rocce vulcaniche (soprattutto del periodo oligo-miocenico), le formazioni trachitoidi e gli affioramenti di rocce basaltiche.
Notevole è il patrimonio naturale, ancora in buona parte incontaminato: paesaggi suggestivi, caratterizzati da aspri monti e dirupi sono ricoperti da una verdissima, e profumata, macchia mediterranea (in particolar modo rosmarino, cisti, ginestre, euforbie, lentischio, perastro, olivastro e artemisia arborescente). Questo particolare ambiente naturale è habitat perfetto per cinghiali, donnole, volpi, ricci, pernici, corvi imperiali, merli, upupe, cornacchie bigie, corvi imperiali e poiane.

Non bisogna inoltre dimenticare che, nel tratto di litorale tra Bosa ed Alghero (caratterizzato, tra l’altro, da vincolo paesaggistico e riconosciuto come sito di interesse comunitario) e nelle campagne di Montresta e di Villanova Monteleone, è presente l'unica colonia autoctona di grifoni presente sull’isola.

Notevole è la costa bosana, caratterizzata da grotte e anfratti. Tra i luoghi più affascinanti per immergersi ci sono sicuramente Capo Marargiu (con numerosi molluschi, anellidi, echinodermi e asacorali) e Corona Niedda (con fondali ricchissimi di poseidonie e cigliate rocciose).

SPIAGGE
La costa bosana è lunga circa 40 km ed è famosa per il suo mare cristallino, color dello smeraldo. Non stupisce, dunque, che sia stata premiata anche quest’anno con le 5 Vele da Legambiente e dal Touring Club Italiano. Scopriamo, insieme quali sono le spiagge più belle di Bosa:

  1. BOSA MARINA: l’ampia spiaggia di Bosa Marina, lunga più di un km, è una delle spiagge più frequentate da turisti e locali (anche perché è facilmente raggiungibile: si trova proprio di fronte al centro abitato, a sud del molo e dell’isola Rossa). DI sabbia dorata, è bagnata da un mare smeraldino e limpido, con fondali che degradano dolcemente verso il largo.  Ben attrezzata, accessibile anche ai disabili e dotata di parcheggio, è frequentata anche dagli amanti degli sport acquatici (surf, kite ed immersioni). bosa marina
  2. SPIAGGIA DI TURAS: la si può raggiungere da Bosa Marina percorrendo la strada panoramica in direzione sud. Molto ampia (ma non particolarmente lunga) è di sabbia gialla e grigia, a grani medio-fini, ed è bagnata da un mare turchese, con fondali piuttosto bassi, ma spesso agitato (motivo per cui è molto amata dai surfisti). Nei dintorni si trovano bar e ristoranti.
  3. SPIAGGIA CUMPOLTITTU: si sviluppa in una tranquilla e riparata rada, circondata da una vegetazione profumatissima e da diverse rocce di calcare; si caratterizza per la sabbia finissima e per il mare dalle mille sfumature di azzurro. Va considerato però che la spiaggia, non attrezzata, è raggiungibile solo percorrendo un ripido tratto a piedi.
  4. SPIAGGIA DI TORRE ARGENTINA: si trova lungo la strada litoranea per Alghero, a quasi 10 km dal centro abitato, non lontano dall’omonima torre, posta su un promontorio calcareo. Risulta composta da una serie di calette lunghe, ognuna, poche centinaia di metri, intervallate da scogli piatti. Il mare, di un intenso blu cobalto, ha fondali bassi (perfetti anche per lo snorkeling). Ben attrezzata.
  5. SPIAGGIA S'ABBA DRUCHE: la “Spiaggia di Acqua Dolce” si può raggiugere percorrendo la strada litoranea per Alghero ed un tratto sterrato. La spiaggia, ben attrezzata, è di sabbia dorata (con qualche ciottolo di fiume), puntellata da scogli piatti e levigati nella parte settentrionale. Molto frequentata, può contare su un bel mare azzurro e trasparente, con fondali bassi e sabbiosi.
  6. SPIAGGIA DI CALA MANAGU: deliziosa caletta dominata da uno scoglio. Raggiungibile percorrendo la litoranea in direzione Alghero, non è di facile accesso (a meno che non si decida di prendere una piccola imbarcazione). Vero paradiso per gli amanti delle immersioni, non è, ovviamente, attrezzata.
  7. SPIAGGIA DI CAPO MARRARGIU: distante circa 8 km dal centro di Bosa, sempre sulla litoranea in direzione Alghero, è composta da diverse calette raggiungibili attraverso stradine immerse nella macchia mediterranea. Tranquilla, ma non attrezzata.

SAGRE ED EVENTI

  1. FESTA PATRONALE DI SANT'EMILIO E SAN PRIAMO: sebbene non esista una chiesa dedicata ai 2 santi ( martiri cristiani che trovarono la morte proprio sull'Isola), il 28 maggio, i bosani li festeggiano con cerimonie religiose e manifestazioni folkloristiche. Le statue di Sant’Emilio e di San Priamo, custodite presso la cattedrale cittadina, vengono ornate con rametti di ciliegio e fiori e, sono le protagoniste di una sentitissima, ed emozionante, processione. I simulacri sono accompagnati non solo da fedeli, ma anche da gruppi in costume. Per tradizione, i festeggiamenti, hanno inizio tre giorni prima del 28 maggio.
  2. BOSA WINE FESTIVAL: in occasione della festa patronale, quest’anno, si è svolta la quarta edizione del Bosa Wine Festival che vede la partecipazione di una quarantina di cantine regionali, nazionali ed europee. La manifestazione non è solo una vetrina di grandi vini, ma è l’occasione per promuovere e valorizzare il centro storico di Bosa e le sue tradizioni.
  3. SANT’ANTONIO: anche Bosa, il 17 gennaio, festeggia Sant’Antonio. Durante la celebrazione eucaristica, nell’omonima chiesa (anche se quest’anno si è dovuto scegliere un’altra parrocchiale in quanto quella dedicata al Santo era inagibile), viene benedetto il pane. Al termine della messa, nel quartiere medievale di Sa Costa, viene acceso un grande falò e, come da tradizione, gli abitanti compiono, per allontanare il mal di pancia, tre giri in senso orario e tre in senso anti-orario.
  4. CARNEVALE: Dalle ceneri della pira votiva di Sant’Antonio prende vita  l’allegro carnevale di Bosa, o meglio il Karrasegare 'Osincu. I festeggiamenti iniziano il giovedì prima del martedì grasso quando gruppi mascherati vanno in giro di casa in casa, cantando, ballando e ricevendo prelibatezze che servono, come da tradizione, per il cenone di Lardazholu (che precede il giovedì grasso).
    Il sabato sera, da qualche anno, nella via Carmine, ai piedi del quartiere "Sa Costa",  si è soliti organizzare la  "Festa delle Cantine" (che punta a promuovere e valorizzare l’enogastronomia locale).
    Il martedì grasso la festa entra nel vivo ed inizia, al mattino con il lamento funebre de S’Attittidu con le tipiche maschere vestite a lutto. Poi, al tramonto, le maschere da nere diventano bianche e si trasformano nelle anime del Carnevale che, fino a mezzanotte, vagheranno per Bosa per catturare, e mandare al rogo, il Giolzi.
  5. LA SETTIMANA SANTA: anche a Bosa, durante la settimana che precede la Pasqua, si celebrano i riti che rievocano la Passione e la morte di Gesù fino alla sua Resurrezione. Il Martedì Santo si svolge la “processione dei Misteri” durante la quale si portano in processione – partendo dalla chiesa di Santa Croce - le cinque grandi statue che raffigurano Gesù nell’orto, la flagellazione, la coronazione di spine, il viaggio di Cristo verso il Calvario e la Vergine Addolorata. Il Giovedì Santo, dopo la lavanda dei piedi, si possono visitare, nelle varie chiese cittadini, i suggestivi Sepolcri. La mattina del Venerdi Santo si svolge la processione con i simulacri del Cristo, della Croce e della Madonna Addolorata (si parte dalla chiesa del Carmelo e si raggiunge la Cattedrale), mentre in serata si assiste al S'Iscravamentu” (deposizione del Cristo dalla Croce). La domenica di Pasqua le campane suonano a festa e due distinte processioni danno vita al S’Incontru, l’incontro tra Gesù Risorto e Maria.
  6. FESTA DI SANTA MARIA STELLA MARIS: si celebra la prima domenica di agosto; al mattino una scenografica processione di barche agghindate accompagna la Madonna lungo il fiume, dalla chiesa di Bosa Marina alla Cattedrale e, poi, rientra nel pomeriggio. La festa è chiusa solitamente da uno spettacolo pirotecnico. Tante le manifestazioni folkloristiche organizzate per l’occasione.
  7. BOSA ROCK FEST: è l’evento musicale più coinvolgente dell’estate bosana. Gli ingredienti sono semplici, ma di sicuro effetto: buon cibo, buona birra ed ottima musica (con tante band provenienti da tutta Italia e dall’Europa). La terza edizione prenderà il via il 19 agosto.
  8. NOSTRA SIGNORA DI SOS REGNOS ALTOS: solitamente si svolge il secondo fine settimana di settembre e rievoca il voto fatto dagli abitanti di Bosa, intorno al ‘500, per scampare ad un’epidemia di peste. La processione con il simulacro della Madonna - accompagnata anche dai gruppi folcloristici -  s’inerpica dallo storico Corso fino alle pendici del Castello, passando per il quartiere Medievale. Per l’occasione, in segno di devozione, si allestiscono gli Altarittos, piccoli altari ornati con pregiati ricami e fiori.

PRODOTTI TIPICI
Bosa è famosa nel mondo per i suoi ricami a filet – ossia il ricamo con l’ago su una rete a maglie larghe, legate tra loro con piccoli nodi -. Una tecnica, o meglio, un’arte legata al mondo della pesca (erano le donne che realizzavano le reti per i pescatori) che da tempo immemorabile si tramanda da madre in figlia, anche se nel primo Ottocento sorsero i primi laboratori. Il filet sardo, che riporta su rete figure geometriche arcaiche e riproduce la locale flora e fauna - ha caratteristiche proprie che lo rendono unico e lo contraddistinguono dagli altri merletti.

Altro fiore all’occhietto dell’artigianato locale è la lavorazione della "filigrana" (letteralmente filo a grani, è la lavorazione dell’oro e dell’argento attraverso la curvatura, o l’intreccio, di fili sottilissimi di metallo prezioso che vengono poi riuniti). Gli orafi filigranisti di Bosa, da sempre, creano gioielli – ma anche bottoni, catene e spille -  che sono dei veri e propri capolavori.

Tipiche di Bosa erano anche le concerie, "Sas Conzas": l’attività conciaria iniziò a prendere piede nel Seicento, ed ebbe il suo massimo sviluppo nel corso dell’Ottocento (ben 28 le imprese attive all’epoca). L’ultima conceria cittadina ha chiuso i battenti nel 1960, ma è possibile conoscere meglio questa realtà visitando il Museo delle Conce, aperto nel 2011.

Per quanto riguarda il settore agro-alimentare, Bosa merita menzione per la Malvasia (vitigno a uve bianche) ed in particolar modo per la Malvasia di Bosa Dolce naturale, perfetta con torte di mele, amaretti e pasticceria secca, ma anche con formaggi piccanti. Per scoprire in maniera originale questo nettare divino si può percorrere “la Strada della Malvasia” un’inedita proposta di visita del territorio che, consente di scoprire “diversi percorsi di interesse paesaggistico-ambientale, culturale ed umano”.

La connotazione tipicamente marinara di Bosa, si riflette, inevitabilmente, sulla sua tavola. Così, non stupisce che tra piatti più tipici ci sono, senza dubbio, il tonno alla bosana e la zuppa alla bosana (un delizioso mix di crostacei e molluschi, dove il sapore dolce e persistente dell'aragosta convive armoniosamente con quello "marino" della seppia e con quello delicato dei gamberetti.

Da provare anche i bocconi (murici), la Cordula (treccia di frattaglie d’agnello) con piselli e la favata, preparata con fave (messe in ammollo un giorno prima), salsiccia secca, pancetta, cotenna e costine di maiale.

I dolci sono spesso preparati con la pasta di mandorle, come i sas frisciolas longas, sa pasta violada e sos kulinzones de mendula (tipici del Carnevale) e i sas kasadinas e sa tilikkas e sos pabassinos (preparati in occasione di Ognissanti).
Infine, va ricordato che, oltre all’immancabile carasau, il pane tipico di Bosa è il Bistokku, preparato con acqua, sale, semola, farina 00 e malto d’orzo.

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